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Area dei Giardini Nicholas Green: c’è dell’altro oltre le panchine #adessonews

In un passo saliente delle sue linee programmatiche, il sindaco Nicola Fiorita scrive: “La passata Amministrazione sostiene di avere lasciato in eredità una programmazione finanziaria di circa 400 milioni di euro, a valere sui fondi POR 2021-2027 e quindi su Agenda Urbana, sui CIS, sulla Rigenerazione Urbana, sui Fondi Regionali e Ministeriali. Sul piano formale, è vero. Molti interventi contenuti nella corposa programmazione ci appaiono utili e irrinunciabili, altri ci convincono molto meno, altri ancora ci appaiono solo titoli sganciati dalle esigenze della Città. Rischia di essere un indistinto calderone in cui confluiscono varie linee e missioni di finanziamento”. Abramo ha già avuto modo e tempo di rispondere con una nota pacata ma al contempo orgogliosamente convinta della bontà dell’operato, nella quale tra l’altro appunta: “risulta più che naturale che fra una moltitudine di progetti presentati, vi sia quello più urgente e utile e quello che sta un passettino indietro, ma non per questo era meglio perderne il finanziamento”.

Nel “calderone” progettuale è finita pure l’area oggi occupata dai giardini Nicholas Green, tornati all’attenzione per la recente risistemazione delle panchine. Sull’area il dibattito ha andamento carsico: di tanto in tanto ritorna in superficie per poi rientrare nel sottosuolo, asfaltato da nuove urgenze e rinnovate occasioni di discussione. Per una volta tanto, nello specifico ci si trova difronte alla sovrabbondanza di finanziamenti e non alla loro carenza. La stessa area è infatti oggetto di due distinte linee progettuali, ambedue approvate dai ministeri competenti. La nuova Amministrazione si trova pertanto nell’incombenza di dovere scegliere.

L’area è stata infatti inserita nel programma di “Rigenerazione urbana” legato al Pnrr, proposto dal Comune a giugno 2021 e approvato dal ministero dell’Interno a febbraio 2022 con una dotazione complessiva di 15 milioni dovendo servire a riqualificare quattro aree importanti della città: la zona del Gasometro, la piazza dell’ex stazione FS nel quartiere Sala, il centro storico di Gagliano, oltre, appunto, ai giardini Green o ex area Serravalle, dal nome del palazzo abbattuto nel 1975 eliminando la strettoia su Corso Mazzini, la “Strettoia della nostalgia” secondo l’efficace definizione che ne diede Corrado Iannino. Questo finanziamento è legato all’idea progettuale realizzata dall’architetto Fabio Rotella, molto pubblicizzata e variamente supportata in diverse occasioni pubbliche, di cui agli atti è conservata una semplice scheda illustrativa, dalla quale si desume che in luogo dell’attuale area, tra basilica dell’Immacolata, sede della Banca d’Italia e Banco di Napoli, è concepita una galleria commerciale di robusto impianto nonostante la nota pensile dei giardini inseriti alla sua sommità.

Alla stessa area è stato indirizzato un altro finanziamento, annesso al più ampio programma del ministero del Sud e della Coesione Territoriale denominato “Svelare bellezza” nell’ambito dei Contratti istituzionali di sviluppo, che assegna 7 milioni per la “realizzazione di spazi aperti commerciali e artigianali, con dehors all’aperto, a basso impatto urbanistico e strutturale (strutture trasparenti e integrate) nell’area Nicholas Green”, come da scheda ministeriale. Il fatto che il progetto che l’accompagna sia di minore impatto e che il finanziamento Cis non preveda possibilità di deviare i fondi su altre destinazioni fa piegare l’ago della bilancia verso questa soluzione. La scelta naturalmente spetta all’Amministrazione, anche se c’è da registrare una precedente valutazione da parte dell’attuale sindaco, risalente alla campagna elettorale, quando nel corso di una conferenza stampa del 4 giugno 2022, sostenendo la necessità che “il centro storico necessita anche di uno shock di natura architettonica, di un intervento molto visibile che rispetti tradizione e storia, ma con una forte carica di innovazione”, citava espressamente il progetto di Rotella. Ma erano tempi in cui Fiorita guardava alle cose ancora da una postazione esterna, prima di misurarsi con le carte ufficiali e con le cognizioni della dirigenza. Se, da quel che pare di capire l’attuale volontà è indirizzata al progetto Cis, c’è da intervenire, fatto non secondario, per non perdere i finanziamenti destinati all’area compresi in “Rigenerazione urbana”. Probabile che si apra un’interlocuzione con il Ministero per arrivare a una soluzione che consenta di spalmare la parte “Serravalle” sugli altri tre interventi compresi nel programma.

Sulle ipotesi di intervenire sull’area, conseguenti alla notizia della disponibilità finanziaria, l’andamento carsico della discussione è tornato in fase superficiale, grazie a diversi interventi di peso: Maria Adele Teti, Marcello Furriolo e, per ultimo, l’Osservatorio per il decoro urbano di Catanzaro. Sostanzialmente scettici se non addirittura fortemente critici sui prospettati nuovi interventi gli intendimenti dell’Osservatorio e della docente di Urbanistica, possibilista l’ex sindaco quando, pur valutando l’abbattimento del Serravalle “il più grande scempio culturale, oltre che urbanistico fatto ai danni di Catanzaro”, sosteneva che “la ricostruzione con destinazione pubblica dello spazio di Piazza Serravalle risponde ad una esigenza forse vitale per l’intera città, che ha bisogno di una profonda rigenerazione urbana, partendo dal suo cuore smarrito. Però attraverso un’opera d’arte e di architettura che ne disegni il volto del riscatto, dopo gli anni bui che stiamo attraversando. Ma tutto questo non può avvenire attraverso operazioni populiste, figlie di una cultura dell’amministrazione che insegue l’accumulo dei finanziamenti, purchessia, il volontariato dei progetti completamente avulsi dalla ricerca della bellezza e della tutela del patrimonio identitario urbano”.

In proposito giunsero a stretto giro di mail le precisazioni dell’ancora sindaco Abramo: “Sui giardini Nicholas Green è doverosa una precisazione: non esiste alcun progetto di cementificazione dell’area. Quella che la mia amministrazione ha presentato per intercettare, come poi è avvenuto, il finanziamento da 7 milioni di euro, è un’idea progettuale che non prevede cemento o strutture invadenti che stravolgerebbero il volto dei giardinetti. Nell’ipotesi progettuale inserita nella scheda allegata alla richiesta di finanziamento è chiarissima la volontà di mantenere un basso impatto ambientale: Le opere ipotizzate constano nella complessiva organizzazione dell’area al fine di realizzare una serie di spazi aperti commerciali ed artigiani, unitamente alla disposizione dei dehors all’aperto necessari ad una migliore fruizione delle attività commerciali operanti nell’immediata prossimità dell’area. Tali strutture saranno caratterizzate da basso impatto urbanistico e strutturale in quanto, nelle intenzioni di questa Amministrazione Comunale, realizzate con strutture trasparenti e perfettamente integrate nell’ambiente circostante”.

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